Ci avviciniamo alla Musica, ad uno strumento, all'espressione di noi stessi attraverso esso, perchè è un richiamo che non riusciamo a non ascoltare: la passione per questo tipo di arte così comunicativa, è un istinto, un percorso che si sceglie per scoprire meglio noi stessi e una volontà di esprimersi in modo diretto e sincero.


Chi sceglie la propria voce come strumento, ha la possibilità attraverso lo studio di creare, modellare e rifinire la propria opera, esattamente come farebbe uno scultore, un pittore, con la sua.


La nostra voce, ovvero il mezzo attraverso il quale impariamo dalla nascita a comunicare con gli altri,
è quella che ci permette in maniera istintiva, di esprimere una determinata sensazione, un determinato stato d'animo.
A questo proposito mi viene in mente una frase che lessi da qualche parte tempo fa:
"La musica è la rappresentazione sonora, simultanea, del sentimento del movimento e del movimento del sentimento".
Mi colpì, facendomi riflettere e ricordandomi che, per arrivare oggi,a comprenderne pienamente il significato,
ho dovuto percorrere una lunga strada. Piuttosto lunga.

Lavorando a diretto contatto con molti allievi di canto, devo dire che ho imparato molte cose, ogni allievo si avvicina allo studio con molto entusiasmo e voglia di imparare, e questa è una cosa molto bella, i primi mesi di lezione si dedicano alla comprensione del proprio strumento, che in realtà è sempre in evoluzione, anche dopo aver appreso e solidificato la tecnica, ed è qui che vorrei fermarmi un attimo e ragionare con voi.


Prendiamo ad esempio un pianista, che usa le proprie mani per "creare", "modellare", "rifinire" le sue performances:
egli riesce a "trasferire" allo strumento, l'intenzione emotiva, attraverso la sua personale percezione di ciò che
sta suonando.


Stando cosi` le cose, verrebbe da pensare, che il cantante, avendo "incorporato" il proprio strumento, dovrebbe essere
facilitato nell'esprimersi in maniera diretta e immediata.
Ma come ben abbiamo sperimentato tutti, la maggior parte delle volte non è così, anzi, il fatto stesso di "non vedere" lo strumento, di non poterlo "toccare fisicamente", ci rende più che mai impauriti, incapaci di comprenderlo, e soprattutto non ci aiuta a "suonare" il nostro strumento come vorremmo.

Ecco che, partendo da questa sensazione di impotenza e quindi di non controllo, corriamo ai ripari e ci buttiamo anima e corpo
nello studio della tecnica, assetati di nozioni e desiderosi di imparare il più in fretta possibile, e spesso ci ritroviamo
a fare esercizi su esercizi, magari eseguiti non consapevolmente e quindi piuttosto inutilmente, in realtà uno studio poco ponderato, e per ponderato intendo poco "compreso", ma piuttosto eseguito in modo quantitativo invece che qualitativo, rallenta i risultati e per dirla meglio, spesso non raggiunge i risultati desiderati.


Ho notato negli anni in questo senso, che il valore,importantissimo certamente, dello studio della tecnica, è per molti cantanti, l'unico punto di arrivo, su cui costruiscono e basano totalmente e unicamente, la loro carriera musicale.
Ovvero per capirci: "faccio lezioni di canto, studio la tecnica, e quindi sono un cantante", in realtà questo modo di approccio manca di un fattore che ritengo indispensabile e cioè la comprensione dell'indivisibile
rapporto che c'è tra l'atto in se stesso del cantare, e la sincerità con cui lo si fa.


La tecnica ci porta a conoscere fisicamente il nostro strumento, e come conseguenza quindi, ci aiuta a testare le nostre capacità, a migliorare i nostri limiti, ad usare lo strumento nella maniera corretta, evitando di incorrere in problemi fisici alle corde vocali, ci aiuta a sostenere un ritmo elevato di concerti, e quindi di uso "fisico"nel tempo, della nostra voce.


Ma non è solo questo che fa la tecnica, studiare nel modo giusto, senza "accontentarsi" per esempio, di ripetere unicamente ore e ore di esercizi, solo perchè ci è stato detto che così facendo, sicuramente avremo un miglioramento. E' vero certo, ma appresa in questo modo, la tecnica rischia di restare fine a se stessa, mentre nel frattempo invece,
il potenziale del cantante resta nascosto da qualche parte tra libri e fotocopie.


Usare la tecnica con curiosità invece, stimola un'altro tipo di comprensione, ovvero ci aiuta ad aprire una porta dentro noi stessi,che mette finalmente, in diretta comunicazione, quello che abbiamo appreso attraverso lo studio, e quello che invece nessun tipo di studio ci può insegnare, e sto parlando della "scoperta" della libertà di essere totalmente sinceri nel cantare.


"Liberare la voce"non e` solo un modo di dire usato per descrivere il raggiungimento di una tecnica tale da aver eliminato tutte le tensioni fisiche,ma sta a significare anche libertà di "essere" musica in maniera soggettiva,spontanea e diretta ogni volta che si fa una performance.


Quando si raggiunge questo "stato di grazia", ci si rende conto di avere superato quel "limite" che credevamo non avremmo mai raggiunto, e  per limiti intendo sia quelli direttamente legati al canto, ovvero il raggiungimento della voce libera, ma intendo anche il superamento del limite che è forse prima era più una barriera inconsapevole, cioè il limite che c'è tra cantare "fisicamente" ecantare "quello che sei".


Ma cosa si intende per "essere curiosi" nella musica?
Beh, diverse cose ma in modo particolare il mio personale suggerimento, è quello di uscire fuori dal canone " io sono un/una cantante pop, soul, blues e bla bla bla", evitate di darvi da soli un'etichetta ma piuttosto scoprite quanto e` grande il mondo della musica.

Ascoltate con curiosità tutta la musica, soprattutto quella che per vostra cultura e per scelta non vi appartiene.
Non limitatevi a scegliere un repertorio di un unico genere sempre per gli stessi motivi di cui sopra,ma sperimentate il vostro modo di cantare brani che non avreste mai scelto.

Vi accorgerete di quanto spesso ci auto-limitiamo e restiamo invece nel "nostro" genere per evitare di metterci alla prova.
In conclusione: Quando la tecnica aiuta veramente la "comprensione" di noi, come diretto strumento musicale e di espressione sincera, allora possiamo dire di avere raggiunto un vero grande obiettivo.

Allora possiamo veramente dire che la "gavetta", lo studio, l'impegno, e soprattutto la "curiosità"verso questa comprensione, ci ha aperto la porta a quello che io chiamo "essere musica".


Vi accorgerete che in quel momento non avrete più bisogno di pensare a fare la cosa giusta tecnicamente e emotivamente,
mentre state facendo la vostra performance, non ne avrete più bisogno, perchè avrete capito e riconosciuto voi stessi.

Avrete compreso che "non fate musica" ma " siete musica".

Mary Crisci